E la risacca ritmata, e lo squittire dei gabbiani,
fragore tra i dirupi rocciosi della baia ostile:
Isola dei Dannati,
zattera di folli alla deriva
tra vortici di rabbia sterminata
e l’onda che trasporta ancora e ancora
le urla strazianti di battaglie antiche
e l’onda che si frange minacciosa
su prore taglienti e vele rigonfie,
sbattute e ribattute tra le onde
legni spezzati, sudore di paura
occhi sgranati
membra travolte stravolte sfigurate,
e l’onda che si ricompone
e accompagna
schiamazzi notturni di marinai ubriachi
nell’angiporto malamente illuminato
dal giallo spettrale dei fanali,
di ogni costa dove poter approdare,
e ruba e porta al mare le loro storie bastarde
raccontate tra sordidi afrori
e luride taverne malfamate
e lucciole gioconde
a gambe aperte tra la terra e il mare:
sipario osceno
su cieli ormai lontani,
io amo.