
Dell’inutile verso urlo
fratello mio,
nomade dell’anima
impaziente
che cercava il cielo
e sprofondava innocente
nell’orrido di un verso appena nato:
lama di luce molesta
che riluce
nelle tremende oscurità
d'un tempo dilaniato
e tumulato.
Non più ti fai scandalo
a nessuno,
né tuoni
coi tuoi brandelli di parole sparse
tra pagine neglette
là sullo scaffale
mute
nell’assenza
dei tuoi deliri
che aprivano vie nuove
e nessun saggio,
maledicendoti per la tua follia,
percorreva.
Mi domando
quale utilità marginale
per l’inascoltato profeta
dei diversi?
Libero volo ardito
senza più ali cadesti
in un frammento
sconsacrato
dall’oblio.
Angelo sprofondato
nel numero perfetto,
incapace di arginare
con indomabile rabbia
da corsaro
l’uomo omologato
che nella presupponenza
- domato dall'ignoranza -,
affoga
in versi da lui devitalizzati,
sbranandoli
dentro testi di scuola
unificanti e scialbi
come autostrade
che tagliano dritto lungo
tristi albe padane.